Lingue Nordiche

La mia esperienza alla Oslo International Summer School 2012

La mia esperienza alla Oslo International Summer School 2012

Francesca Capurso, Università di Firenze

c.francesca91@alice.it

Quest’estate ho avuto il grande privilegio di ottenere una borsa di studio presso l’International Summer School di Oslo. Cercherò in questo articolo di raccontare la mia esperienza, e magari fornire qualche consiglio a chi fosse interessato a partecipare in futuro.

Indicazioni generali sullo svolgimento del corso

La borsa di studio comprende (per chi, come me, ha presentato domanda come studente “on campus”) tutte le spese tranne quelle per il viaggio e per l’acquisto dei libri di testo. La città di Oslo si raggiunge comodamente, in sole 3 ore scarse di volo e con prezzi ragionevoli, ad esempio scegliendo il volo della Ryan Air da Bergamo Orio al Serio, o da Pisa, e prenotando per tempo. Il corso, della durata di sei settimane, è suddiviso in quattro livelli, a seconda della conoscenza della lingua: trinn I per i principianti assoluti, trinn II per un livello intermedio, trinn III più avanzato, e trinn IV incentrato sulla letteratura in norvegese. Al termine del corso si svolge un esame, prima orale, poi scritto. Io ho seguito il trinn III. Il primo giorno di lezione bisogna sostenere un test scritto, dopo di che l’insegnante che lo correggerà dovrà confermare o meno che vi siate iscritti nel livello più adatto al vostro grado di conoscenza della lingua. Chi, come me, ha seguito il trinn III, ha dovuto presentare all’esame finale un obligatorisk oppgave, praticamente una tesina scritta in norvegese su un argomento a scelta libera, che deve poi essere approvato dal proprio insegnante. Il docente,
come è successo a me, potrebbe proporre di consegnare l’oppgave in parti di varia lunghezza, con una scadenza settimanale, durante il corso. In tal caso consiglio vivamente di consegnare gran parte (o addirittura tutto) il compito entro la fine del corso (sebbene non sia obbligatorio farlo), in modo che venga volta per volta corretto dall’insegnante; ciò permetterà di arrivare all’esame molto più tranquilli sulla correttezza grammaticale e sintattica del proprio lavoro. Tutti gli studenti (di una fascia
di età compresa tra i 19 e i 74 anni e provenienti dalle parti del mondo più disparate) sono stati quindi suddivisi in gruppi di circa 20 elementi ciascuno, a ognuno dei quali è stato assegnato un insegnante. I corsi si svolgevano tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, dalle ore 08:15 alle 11:00. A metà lezione c’era sempre un intervallo in cui si poteva uscire fuori dall’aula e socializzare con gli altri compagni di corso. Un aspetto che ho apprezzato molto del trinn III è che anche al di fuori del contesto scolastico era un’abitudine comune a tutti quella di comunicare rigorosamente in norvegese. È potuto sembrare un po’ impegnativo all’inizio, dopo aver scoperto che i componenti del mio gruppo erano per la maggior parte lavoratori residenti in Norvegia da diversi anni, e che conoscevano la lingua molto bene (e molto meglio dell’inglese, per cui bisognava resistere ad ogni costo alla tentazione di ricorrere alla lingua universale quando si era in difficoltà, il che è stato decisamente positivo!), ma in pochissimo tempo questo esercizio permette di diventare più sicuri: ci si abitua velocemente, e si imparano molte espressioni colloquiali. Gli argomenti trattati al corso si basavano sul contenuto del libro di testo, e spaziavano dalla cultura norvegese, alla storia, all’arte, alla politica, passando per le questioni sociali. Abbiamo lavorato molto in gruppo, e si è creato un clima decisamente collaborativo e amichevole. La provenienza degli studenti dalle parti più diverse del mondo si è rivelata un grande arricchimento, ed era sempre interessante quando si discuteva in gruppo, imparare nuovi aspetti delle culture da cui provenivano gli altri studenti: l’insegnante era molto interessata a conoscerci, e incoraggiava sempre il dibattito costruttivo e democratico. Quelli più esperti aiutavano sempre chi era più in difficoltà, e la mia insegnante era sempre disponibilissima, molto umana e professionale. Ha fatto molto uso di materiale integrativo (che tornerà sempre utile, soprattutto per chi, come me, ha deciso di proseguire con lo studio del norvegese), e ha dato molto spazio ad approfondimenti su grammatica, lessico, sintassi, analisi di articoli di giornale, aspetti culturali e, nell’ultima parte del corso, la lettura e lo studio del bellissimo dramma Casa di bambola di Ibsen, ovviamente in lingua originale (Et dukkehjem)! Le lezioni venivano molto spesso arricchite con filmati e ascolto di canzoni. Il tutto si svolgeva in un’aula moderna e perfettamente attrezzata dal punto di vista tecnologico, in un moderno edificio nel campus di Blindern. Personalmente ho trovato le lezioni molto interessanti: il tempo scorreva incredibilmente veloce. In genere la mia insegnante tendeva ad assegnare esercizi di
grammatica e piccoli testi da consegnare che venivano poi da lei corretti, quindi poteva risultare a volte difficile conciliare i tempi, tra compiti, studio per gli esami, un’infinità di eventi molto interessanti organizzati di continuo, gite, e voglia di sfruttare a pieno il periodo da trascorrere in Norvegia. Ma appunto, la ricchezza di eventi rendeva la permanenza alla Summer School così stimolante, che si trovava il tempo di conciliare tutto. è stato fondamentale imparare a gestire al meglio il proprio tempo e fortunatamente, la lunghezza incredibile delle giornate estive, può contribuire a sentirsi piuttosto riposati anche con poche ore di sonno (e, in effetti, hanno avuto questo effetto positivo su di me!).

Le attività organizzate alla Summer School erano davvero numerose: ho avuto la possibilità di partecipare ad una visita guidata in autobus per la città di Oslo (con guida in inglese o in norvegese, a scelta), venivano organizzate molte feste, escursioni per fare hiking, incontri di orientamento, performance degli studenti che sapevano cantare o suonare uno strumento, proiezioni di film, lezioni di danza folkloristica norvegese, camminate lungo il fiume Aker, visite al museo di Munch, una serata interculturale, visite ai giardini botanici, visite al Vigelandsparken, alla Nasjonalgalleriet, al Palazzo Reale, forum, e così via.

Sistemazione e alloggio

In genere, gli studenti off campus devono provvedere da sé alla propria sistemazione, mentre gli stundenti on campus vengono solitamente ospitati presso il dormitorio di Blindern. Nell’omonimo quartiere universitario sono situati diversi edifici, tra cui quelli con le aule dove si svolgevano le lezioni e gli esami, tutti circondati dal verde. Ovviamente, in Norvegia il rispetto della cosa pubblica è molto sentito, quindi è tutto pulitissimo, e qualcuno era sempre intento a curare i giardini. L’atmosfera a Blindern era quindi gradevolissima; non era raro scorgere degli scoiattoli che mi attraversavano la strada mentre mi spostavo da un edificio all’altro! Nell’edificio per così dire principale c’era la mensa in cui venivano serviti la colazione, il pranzo e la cena. Per la colazione venivano serviti cibi anche salati. A pranzo e a cena il menù era piuttosto vario, quindi praticamente tutti avevano la possibilità di trovare qualcosa di proprio gradimento e, spesso, ciò costituiva un’occasione per provare cibi tipici, come
la carne di alce, le fiskeboller, o il caratteristico brunost, il formaggio marrone. Il personale era molto attento a soddisfare le varie esigenze, prendevano nota di eventuali
allergie, ed esisteva perfino un menù per gli studenti vegetariani, o quelli che osservavano il Ramadan. Mentre il pranzo veniva servito ad orari simili a quelli a cui siamo abituati qui in Italia (12:30-14:30), la cena in Norvegia viene consumata molto prima (17:30-19:00): questo permetteva di avere più tempo di sera per dedicarsi alle numerose attività che venivano continuamente organizzate. In mensa c’era un norsktalende bord, pensato per dialogare esclusivamente in norvegese con gli altri
commensali! In questo edificio c’era anche un salotto, dove era possibile giocare con diversi giochi da tavolo, una sala musicale con vari strumenti. C’era anche l’attrezzatura per giocare a ping-pong. Di solito tutti gli studenti on-campus venivano sistemati in camere spesso doppie al dormitorio di Blindern, ma quest’anno, a causa del restauro di un’ala di questo dormitorio, alcuni di noi, come me, sono stati sorteggiati per essere ospitati nel quartiere di Sogn (precisamente presso la Sogn Studenterby). Questo non ha comportato grandi disagi: il sistema di trasporto pubblico con la T-bane a Oslo è efficientissimo, per cui in circa cinque minuti si poteva giungere comodamente dalla fermata di Blindern a quella di Ullevål Stadion (la più vicina al mio alloggio), da cui la studenterby distava appena dieci minuti
a piedi. Ma la bellezza della zona, ricchissima di verde e caratteristiche case di legno colorate, ha fatto sì che io abbia preferito compiere il percorso a piedi molte volte (quando non c’era il rischio arrivare in ritardo a lezione!), nonostante la mezz’ora abbondante di cammino! In effetti, al pensiero della piacevole passeggiata nei sentieri circondati dal verde, non si poteva che svegliarsi al mattino con un sorriso. Qui, a ciascuno di noi è stata assegnata una camera singola, di solito con bagno esterno in comune con le altre stanze del corridoio. In ogni corridoio c’erano in fatti circa sei camere, un bagno e una cucina con tutti gli utensili necessari (quest’ultima rivelatasi utilissima per quando la mensa era chiusa nei fine settimana, oppure la sera si era troppo stanchi per tornare a Blindern per la cena). All’interno del villaggio per
studenti c’era un supermercato ben fornito, aperto la sera anche fino alle ore 22.

Il corso di nynorsk

C’erano anche diversi corsi facoltativi che si potevano seguire, oltre a quello di lingua. Io ho scelto di seguire anche il corso di nynorsk, della durata di tre settimane. Le lezioni duravano due ore (dalle ore 11:00 alle ore 13:00). Il corso è stato molto interessante: credo che sia importante, quando si studia norvegese, abituarsi anche alla comprensione dell’altra forma ufficiale della lingua norvegese insieme al bokmål. Il professore, simpaticissimo, ha dedicato decisamente molto tempo del corso al lavoro di gruppo, alle visite come quella allo Språkrådet (il corpo consultivo del governo norvegese sulla lingua e pianificazione linguistica), e all’insegnamento di canti popolari.
Sicuramente, i miei compagni del corso di nynorsk erano tutti ad un livello molto avanzato, ma io consiglio di seguirlo in ogni caso per diversi motivi: innanzitutto l’esame, solo scritto, viene svolto in una lingua scandinava a scelta, quindi potrete scrivere tranquillamente in bokmål, se non avete ancora dimestichezza col nynorsk. Inoltre, le numerose visite organizzate nel corso sono state molto utili, oltre che occasioni per raccogliere del materiale interessante che sto ancora utilizzando, e mi sarà utile, sicuramente, anche in futuro. Dopo qualche naturale giorno di transizione, ci si abitua abbastanza bene alla parlata, si impara a conoscere le parole diverse e si segue abbastanza bene il discorso del professore, e questo vale anche per chi, come me, non aveva mai studiato nynorsk prima.

Oslo

Oslo è una città bellissima: decisamente ricca di verde, spaziosa, moderna e ricca di attrazioni. Quest’estate il clima è stato molto piovoso ma, a quanto pare, si è
trattato di un anno particolare: dicono che non sia sempre così (parola dei norvegesi). In ogni caso non ci si poteva certo lamentare per la pioggia, pensando al caldo record che si registrava nel nostro paese in quelle settimane. A Oslo le temperature erano fresche e piacevoli e le giornate lunghissime. Come ho accennato prima, il trasporto pubblico è davvero molto efficiente: con la T-bane ci si sposta facilmente ovunque: perciò si è rivelato davvero molto utile investire in un abbonamento
mensile ai mezzi pubblici urbani: conviene perché ci si sposta davvero tantissimo. In realtà non riuscirei a trovare un aspetto negativo della vita in questo posto neanche se mi impegnassi a farlo. Forse soltanto i prezzi particolarmente elevati, il che per i borsisti non ha rappresentato un grosso problema. Tra le tantissime attrazioni è stato purtroppo necessario fare una selezione, dato che in quelle sei settimane dovevamo anche prepararci per gli esami. Quelle che mi hanno colpito di più sono sicuramente il museo delle navi vichinghe, il famoso Vigelandsparken (con le bellissime sculture di Vigeland), poi, per me è stato davvero emozionante poter finalmente ammirare “L’urlo” di Munch, uno dei miei pittori preferiti, dal vivo! Il Munchmuseet, nella zona di Tøyen, ospita in realtà, oltre a tantissime altre opere di questo grande artista, due delle quattro versioni de “L’Urlo”, una dipinta e una litografia. Inoltre alla Nasjonalgalleriet è possibile ammirarne ancora un’altra versione dipinta. Credo che le visite al Munchmuseet alla Nasjonalgalleriet siano assolutamente imperdibili. Di domenica il biglietto per la Nationalgalleriet era gratuito, e davvero ci sarebbe voluto
più di un pomeriggio intero per poter ammirare tutte le opere con calma. La galleria è inoltre ricchissima di opere di pittori norvegesi meno conosciuti, opere a mio avviso stupende, che ritraggono la natura selvaggia della Norvegia, molte soffermandosi sui paesaggi “magici”, nelle particolari condizioni luminose che in certi periodi, qui si possono creare. Altra attrazione che non si può non citare è Sognsvann, bellissimo lago situato appena fuori dalla città, raggiungibile anch’esso comodamente con la T-bane, in cui è anche possibile immergersi in acqua quando il clima lo permette (e con un po’ di coraggio!). Una piccola osservazione: nel breve periodo che ho trascorso a Oslo ho potuto constatare che i norvegesi sono in genere un popolo molto amichevole e ospitale. Non è stato raro in quel periodo che qualcuno mi fermasse per strada solamente per sapere da dove arrivassi, per quale motivo fossi lì, dialogare un po’ e augurarmi un buon proseguimento! Ed erano molto felici quando gli parlavo nella loro lingua. Inoltre mi hanno dato l’impressione di essere un popolo molto sportivo: non era raro incontrare gente in tenuta ginnica che faceva jogging anche alle 22, o ragazzi
con lo skateboard in giro per strada, o persino gente che svolgeva esercizi ginnici mentre aspettava l’autobus alla fermata. Davvero esemplare! Ovviamente ai corsi non si veniva a contatto con molta gente del posto, ma le occasioni per immergersi nella quotidianità norvegese non sono mancate. Per me, ad esempio, è stata una bella esperienza quella di seguire la Messa in norvegese, nella bellissima cattedrale neogotica di St Olav, la principale chiesa cattolica a Oslo.

Escursioni

Alla ISS c’era anche la possibilità per noi borsisti di scegliere una tra le diverse escursioni della durata di due giorni organizzate, senza dover pagare alcun supplemento. Le destinazioni tra cui scegliere erano l’Oslofjord, la valle di Hallingdal, la catena montuosa dello Jotunheimen, e Bergen (quest’ultima era l’unica escursione a pagamento e della durata di quattro giorni). Tra queste, alcune erano più avventurose, e comprendevano attività come trekking e rafting, altre più culturali. Io ho scelto l’escursione nella contea di Telemark, e ho avuto l’opportunità di visitare posti bellissimi. Sicuramente degno di nota è il ridente villaggio di pescatori di Stavern, (in cui si possono ammirare le case dei poeti Jonas Lie e Herman Wildenvey), con il caratteristico porticciolo; le imponenti dighe di Vrangfoss, la stupenda stavkirke di Heddal, la più grande di tutte, risalente addirittura ai primi del ‘200. E infine l’esperienza suggestiva di scendere nella freddissima miniera di cobalto di Blaafarveværket, con la guida che spiegava in norvegese. Suggestivo anche il pernottamento a Seljord, in casine di legno risalenti al ‘700, con tutti i comfort all’interno, dove il proprietario della tenuta è stato così ospitale da accoglierci in casa sua, dove ci ha illustrato molte tradizioni e credenze popolari, tra cui quelle che riguardano gli onnipresenti troll. Lì abbiamo anche potuto sperimentare l’ottima cucina del luogo, per cena. Quello che mi ha colpito maggiormente di questa regione è la spettacolarità della natura: spostandosi in autobus da una località all’altra non si poteva che rimanere letteralmente sbalorditi davanti a quei paesaggi stupendi: montagne, laghi, natura incontaminata… una sensazione
mai provata prima.

Concludo sottolineando ancora una volta che per me partecipare alla International Summer School a Oslo è stata un’esperienza positiva al 100%, e la consiglio vivamente a chiunque fosse interessato a migliorare la propria conoscenza del norvegese. Inutile dire che il momento peggiore e più triste è stato quello della fine della Summer
School
. Quando ci arrivavano per e-mail tutte le istruzioni sulle procedure di check-out, era impossibile non provare malinconia per la fine di un’esperienza così intensa e indimenticabile, come è impossibile non provare una grande nostalgia scrivendo questo articolo. Per fortuna mi resteranno sempre migliaia di fotografie scattate e di ricordi che non si potranno cancellare.