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LITTERATURDAGANE I VINJE, AGOSTO 2012

LITTERATURDAGANE I VINJE 2012:

Passano i giorni e ti restano quel sorriso sulle labbra,

quei boschi negli occhi e quei suoni nelle orecchie

Sara Culeddu


Dal 31 agosto al 2 settembre si è svolta la dodicesima edizione del festival letterario di Vinje, i Litteraturdagane, appuntamento annuale per scrittori, critici letterari e lettori. A sole quattro comodissime ore di autobus da Oslo si apre la splendida cornice del festival: i sontuosi boschi di abeti del Vest Telemark. Innumerevoli sfumature di verde intenso, il cielo che cambia in continuazione, ovunque specchi d’acqua e torrenti. Vinje nel Telemark è terra di cultura, di ballate e di fiabe popolari, di musica e di poesia, di grandi scrittori tra cui sarà sufficiente menzionare Aasmund Olavsson Vinje (1818-1870), tra i primi ad utilizzare il nynorsk non solo nella lirica ma anche nella prosa e i coniugi di Midtbø (graziosa tenuta ottocentesca che si trova tra l’altro a brevissima distanza dalla casa d’infanzia di Vinje), Tarjei Vesaas (1897-1970) e Halldis Moren Vesaas (1907-1995).

Il festival si concentra principalmente sulla letteratura contemporanea nazionale – in bokmål e in nynorsk – vengono invitati scrittori a leggere brani dai propri libri e a dialogare tra loro, ma senza dimenticare di celebrare i grandi scrittori e la tradizione locali: ogni anno, ad esempio, Olav Vesaas legge una novella del padre Tarjei inerente al tema del festival e vengono interpretate e suonate alcune canzoni tratte dalle poesie di A. O. Vinje.

Il tema di quest’anno era “L’infanzia” e gli scrittori invitati erano Kristin Ribe, che ha ammutolito il pubblico leggendo brani del suo romanzo del 2010 Syn, intenso e incalzante monologo che un bambino gravemente ammalato rivolge al padre assente, un flusso di coscienza continuamente liricizzato in sequenze di ispirazione norrena; Margaret Skjelbred, che nel suo Mors bok (2009) racconta la propria infanzia in una famiglia di “haugianerne”, ovvero appartenente al movimento cristiano fondato in Norvegia da Hans Nielsen Hauge (1771-1824); Sigmund Løvåsen con i suoi due romanzi di ispirazione campestre sul giovane Geir: Nyryddinga, che nel 2003 gli è valso il “Premio debuttanti Tarjei Vesaas” e Brakk, del 2006; poi ancora Kari Smeland, che ha debuttato l’anno scorso con il libro per bambini Familien Kråkestup og nyset i nabohuset per Det Norske Samlaget, di cui tra l’altro Guri Vesaas – altra figlia di Tarjei e Halldis Moren – è stata cuore pulsante per decenni per quanto riguarda la letteratura per l’infanzia (fino al pensionamento nel 2006); infine Lina Undrum Mariussen, vincitrice del “Premio debuttanti Tarjei Vesaas” nel 2011, ha presentato la sua raccolta di poesie Finne deg der inne og hente deg ut, che percorre la storia delicata di due sorelle separate eppure unite dalla malattia di una delle due.

Al discorso sollevato dai testi e dagli scambi tra scrittori e mediatori hanno partecipato anche due studiose: una giornalista e critica letteraria specializzata in Tarjei Vesaas, Ingvild Bræin, che ha presentato un intervento frizzante e coinvolgente nel quale ha parlato del suo rapporto con l’opera dello scrittore e ha proposto un’interessante e innovativa interpretazione del romanzo Brannen (1961) e Astri Hognestad, studiosa e psicoterapeuta junghiana che ha parlato dell’infanzia nella mitologia. Il pubblico di studiosi e appassionati ha seguito con molta partecipazione ed è stato intrattenuto anche dalle musiche popolari dell’abile Knut Hamre alla “hardingfela” (o violino di Hardanger, caratterizzato dalle 4 o 5 corde di risonanza in aggiunta alle 4 corde principali che crea una musica piena di echi e densità), nonché dal monologo Leve hemmeleg di Jon Fosse recitato da Montserrat Ontiveros e dall’interpretazione di Aasmund Nordstoga di alcune canzoni tratte dalle poesie popolari di Vinje su “Storegut” (1866), personaggio un po’ storico e un po’ leggendario dalle molte avventure.

I “Litteraturdagane” sono ormai da molti anni l’occasione in cui viene assegnato proprio lo “Sturegutprisen”, premio per chi collabora all’utilizzo pubblico, alla diffusione e quindi alla vita e alla conservazione del nynorsk e che quest’anno è stato vinto da Ingvild Bryn, volto televisivo e voce del telegiornale della NRK che, presente alla festa per il ritiro del premio, si è anche esibita al pianoforte e ha cantato per il pubblico. La questione linguistica è ovviamente affiorata in più riprese nel corso delle giornate letterarie, con rispettosi scambi di idee sostenute nei più svariati dialetti sia nel corso delle discussioni ufficiali che durante le numerose pause gastronomiche dedicate alla cucina tradizionale: ris- e rømme-graut (pappa dolce a base di riso o di panna acida), suppe (rigorosamente di pecora), kling e gomme (una sorta di pane sottile e morbido arrotolato con burro e zucchero, accompagnato da una salsa scura e densa a base di latte).

L’atmosfera è stata intima, gioviale, calda, spesso commossa e solenne, come durante la lettura della novella “Vesle-Trask” da parte di Olav Vesaas: delicata, concisa e perfetta così come la sua lingua, i vocaboli e suoni di Tarjei Vesaas. Esperienza preziosa per le orecchie di un appassionato.

Posso dire senza esitazioni che ricomincerei da capo, che non vedo l’ora che arrivino i prossimi “Dagane”, che consiglio vivamente di iscriversi e partecipare a chiunque desideri un’immersione letteraria di questa portata o voglia capire un po’ di più la cultura locale, fatta di poesia e canto, di terra, di animali e di vento.