Lingue Nordiche

Testimonianza su Gianna Chiesa Isnardi

di Anna Maria Segala

 

Ci sono studiose e studiosi dotati della rara capacità di attrarre nei loro percorsi intellettuali una pluralità di lettori, specialisti e non, suscitando in loro l’interesse per mondi e tempi apparentemente lontani ma testimoni di snodi fondamentali per la storia della cultura. Gianna Chiesa Isnardi, scomparsa prematuramente il 29 maggio scorso, per anni prof. ordinario di Lingue e letterature nordiche presso l’Università di Genova, preziosa amica e stimatissima collega, è un esempio di come si possa coniugare il sapere scientifico, anche erudito, con una sua diffusione in forme di grande fruibilità, tanto più rare quanto più ampio e complesso è il materiale da vagliare. La letteratura norrena e la cornice storico-sociale in cui essa ha avuto origine (quel medioevo nordico di cui si ha un’immagine spesso parziale o distorta) sono divenute, grazie alla spiccata capacità di Gianna di farne una narrazione affascinante, minuziosa e quanto mai vicina alla realtà evocata, il racconto finora più completo in Italia sui popoli del Nord e sulla loro cultura.

Questa cultura Gianna Chiesa l’ha studiata da varie angolazioni riversandola in libri e saggi che costituiscono da tempo un punto di riferimento per la scandinavistica italiana.  Il suo grande amore per quella terra di orgogliose tradizioni letterarie che è l’Islanda, la cui antica lingua Gianna conosceva a partire dai manoscritti medievali, si è trasfuso sia in imprese storico-culturali di grande richiamo, come I Miti Nordici (1991), sia nelle edizioni di Racconti popolari e Fiabe islandesi (2004) e nei lavori di carattere più squisitamente filologico- letterario come la traduzione dell’Edda di Snorri Sturluson e di due saghe islandesi, quelle di Gisli figlio di Surr e di Gunnlaugr Lingua di serpente, storie emblematiche della complessità dell’animo umano in ogni tempo.

Ma il suo campo d’interessi non si ferma alle storie del tempo antico. Al contrario, esso abbraccia la letteratura della modernità, per cui nel 2000 esce una sua antologia di Lirica scandinava del dopoguerra. Voci e tendenze più significative, seguito a pochi anni di distanza dalla traduzione e cura di una delle più cospicue raccolte di poesia del secondo Novecento, Sorgegondolen (La lugubre gondola, BUR 2011) di Tomas Tranströmer, premio Nobel 2011. Qui è piuttosto la frammentarietà dell’esperienza e il perdurante fascino del mistero dell’esistenza ad attrarre la studiosa, che si accosta all’opera di Tranströmer con il rispetto dovuto al carattere metafisico della sua poesia: «viviamo in questo mondo e accanto».

L’ultima sua fatica, Storia e cultura della Scandinavia. Uomini e mondi del Nord (2015), riannoda tutti i fili della sua ricerca «di lunghi anni» per tessere un vastissimo arazzo della storia dei popoli che occupano la fascia più settentrionale, anche quella artica, dell’Europa: un percorso che dalla preistoria accompagna il lettore fino al secondo Novecento mettendo a fuoco le interrelazioni che hanno concorso alla formazione dell’identità scandinava: dai fattori geografici a quelli economici, dalle scelte religiose alle strategie politiche, dalla predisposizione a viaggi e scoperte alla naturale vocazione al racconto. Svelando così anche al grande pubblico non solo la portata epocale del movimento vichingo, ma anche le fasi di cupa oppressione politico-religiosa e di reciproche aggressioni militari che questi popoli hanno attraversato prima di giungere alla consolidata  organizzazione libertaria e democratica che suscitano oggi in noi molta ammirazione.

Infine una piccola annotazione biografica: la curiosità e la passione che hanno animato l’attività di questa infaticabile studiosa, e che si trasmetteranno ancora a lungo dalle pagine dei suoi libri a chi si accosterà al modo della cultura e letteratura nordica, sono probabilmente da ricondurre a una innata operosità, una inclinazione alla manualità che Gianna dispiegava quotidianamente tra le pareti domestiche, un voler far da sé – e meglio – quello che altri avrebbero fatto in modo industriale e impersonale. Un imparar facendo, un ricercare il meglio tra gli oggetti o i prodotti della terra per poi scegliere e preparare o “confezionare”, così da arrivare a un risultato finale visibile e godibile. La sua laboriosità si accompagnava, nella vita come nel lavoro, alla tenace volontà di penetrare il segreto della sapienza artigiana, quella stessa sapienza che presiedeva alla poesia scaldica e ai carmi eddici; in misura non minore, forse, essa scaturiva dall’ambizione di riuscire a dominare e a diffondere la complessa e sfaccettata storia culturale della Scandinavia in quell’area che si estende dalla Groenlandia alla Finlandia includendo le comunità artiche delle minoranze Sami. Di quel disegno stratificato, di quella trama tortuosa, eppure fedele a un principio di vigile convivenza,  Gianna Chiesa Isnardi ha annodato i fili con infinita pazienza e magistrale perizia.